6. EVOLUZIONE NEGLI STUDI
Negli ultimi anni sono stati fatti vari studi per cercare di capire
la validità dei CEMP. Già nel 1979 la FDA ( Federal Drug
Administration ) approvò i CEMP come sicuri ed efficaci nel trattare
le non unioni e le pseudoartrosi congenite e non. Il giudizio era basato
su diversi studi clinici, nei quali la maggior parte dei pazienti era in
condizioni critiche, ma ancora recuperabili. Il generico paziente aveva
una frattura non unita da circa due anni, nonostante fosse stato sottoposto
ad una serie di interventi chirurgici, e frequentemente era raccomandata
l'amputazione. I CEMP furono aggiunti, come prime modifiche al programma
di trattamento classico solamente in un gruppo di pazienti che speravano
nell'efficacia di questa nuova terapia.
Durante l'ultimo decennio, gli studi in doppio cieco sono diventati lo
standard più affermato per giudicare gli effetti della maggior parte
degli approcci terapeutici. Dato che era richiesto un controllo da parte
del paziente stesso durante il trattamento, molti erano riluttanti nell'accettare
queste nuove terapie, anche perché la conoscenza dei meccanismi
di azione era ancora scarsa.
Bassett ha riconosciuto la necessita di un approccio del tipo doppio-cieco
ed ha contribuito a completare due protocolli, che erano in via di sviluppo
nel U.K., già nel 1980, realizzati al fine di studiare l'efficacia
dei CEMP in alcune patologie. Una riguardava ritardi di consolidazione
delle fratture con possibilità di guarigione spontanea ( come quelle
tibiali ) e l'altra le non unioni, nelle quali la possibilità di
guarigione spontanea è remota. Tali protocolli sono stati utilizzati
per studiare 100 pazienti provenienti da diversi paesi. Nove anni dopo
solo 50 pazienti avevano accettato il formato doppio-cieco per i ritardi
di consolidamento ed ancora meno per le non unioni.
Un risultato fortemente positivo su quei 50 casi fu pubblicato nel 1990.
Due studi italiani degli ultimi anni hanno evidenziato alti livelli di
successo nell'uso dei CEMP, per il trattamento di tibia e femore. Questi
dati, presi da soli o insieme a quelli ottenuti dagli animali e da culture
di tessuti, contribuiscono a rimuovere i dubbi sull'efficacia dei CEMP,
come agente terapeutico nei disturbi dell'apparato muscolo scheletrico.
Vediamo ora in particolare l'andamento di uno studio completo in doppio
cieco effettuato dalla Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale
Civile di Scandiano ( RE ).
Sono stati ammessi allo studio pazienti sottoposti a valgo-osteotomia di
ginocchio per artrosi. I pazienti sono stati tutti studiati attentamente
allo scopo di ottenere con l'osteotomia una ottimale asse di carico femore-tibia.
La presente ricerca è stata svolta in doppio cieco. Il risultato
delle stimolazioni viene valutato solo su base radiografica.
I pazienti erano ammessi solo se in buona salute e di età minore
agli 80 anni, affetti da artrosi. Nessuna distinzione fra femmine e maschi;
tutti sono stati sottoposti ad una valgo-osteotomia eseguita dallo stesso
chirurgo.
Il quarto giorno dopo l'intervento, i pazienti sono stati inclusi in un
gruppo di controllo (stimolatori placebo), o in un gruppo sperimentale
(stimolatori attivi). I codici per identificare gli stimolatori placebo
da quelli attivi sono stati resi noti ai chirurghi alla fine dello studio,
una volta che tutte le valutazioni erano state effettuate. Gli stimolatori
inducevano nell'osteotomia un campo elettrico con le stesse caratteristiche
di quelli usati negli studi precedenti: 3.5 mV, 75 Hz, 1.3 ms la durata
dell'impulso. (Fig.7).

Fig. 7 - Forma d’onda del campo elettrico indotto nella sede di osteotomia.
I pazienti erano stati istruiti ad usare lo stimolatore 8 ore al giorno,
per 60 giorni. In ogni stimolatore è stato incluso un timer per
verificare il numero di ore di utilizzo dello stimolatore. I pazienti iniziavano
ad usare lo stimolatore in quarta giornata.
Nel periodo post-operatorio, tutti utilizzavano un gesso con il quale non
potevano camminare per 30 giorni, quindi un gesso che consentiva il carico
per altri 30 giorni. Dopo questo periodo è stato loro permesso di
caricare completamente, senza protezione. Era stato loro richiesto di tornare
per una visita di controllo a 30, 60, 180 giorni dopo l'intervento. Ad
ogni visita l'osteotomia era controllata radiograficamente.
L'intervento chirurgico è stato valutato con un punteggio da 1 a
4, l’indice più alto è stato attribuito a quelle procedure
chirurgiche in cui la posizione relativa della osteotomia, il contatto
e la fissazione erano ottimali.
Le radiografie eseguite ai diversi controlli sono state mostrate a due
diverse equipes di chirurghi ortopedici, inconsapevoli delle condizioni
sperimentali, cioè se il paziente aveva utilizzato uno stimolatore
attivo o placebo. Ai chirurghi veniva chiesto di valutare con un punteggio
da 1 a 4 il processo di consolidazione dell'osteotomia a 60 giorni. I criteri
in base ai quali si attribuiva il punteggio erano i seguenti:
Nessuna differenza è stata effettuata nei due gruppi per quello
che si riferisce in età e sesso. Entrambi i gruppi hanno utilizzato
lo stimolatore per una media giornaliera di 7 ore.
La Tab.3 riporta la distribuzione nelle quattro categorie di punteggio
delle osteotomie. La distribuzione dei pazienti nel gruppo di controllo
e in quello sperimentale è significativamente diversa: infatti nei
gruppi 1 e 2 a più lenta guarigione sono inclusi 14 su 19 pazienti
del gruppo placebo, mentre nei gruppi 3 e 4, a più rapida guarigione
sono inclusi 13 su 18 pazienti del gruppo attivo. Tutto ciò mostra
un andamento inverso nei due gruppi. In questo studio è stato dimostrato
che la stimolazione con campi magnetici favorisce la guarigione di osteotomie
nel ginocchio dell'uomo.
| Stimolatore | ||
| Punti | Placebo (N. casi) | Attivo (N. casi) |
| 1 | 6 | 3 |
| 2 | 8 | 2 |
| 3 | 2 | 5 |
| 4 | 3 | 8 |